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17 novembre 2016

Valutazione del rischio Legionella

Il 4 febbraio 2005 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale N.28 un accordo tra il Ministero della Salute e le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano,
avente ad oggetto “Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico-recettive e termali”.
Tale accordo è stato elaborato al fine di offrire ai direttori di strutture turistico-recettive e termali gli elementi di giudizio per la valutazione del rischio legionellosi in dette strutture e un insieme di suggerimenti tecnico-pratici, basati sulle evidenze scientifiche più aggiornate per ridurre al minimo tale rischio.
Inoltre, come riportato nel D. Lgs 81/2008 e successive modifiche e integrazioni, il rischio di esposizione a Legionella in qualsiasi ambiente di lavoro
richiede l‟attuazione di tutte le misure di sicurezza appropriate per esercitare la più completa attività di prevenzione e protezione nei confronti di
tutti i soggetti presenti considerando che al Titolo X del suddetto D. Lgs 81/2008 la Legionella è classificata al gruppo 2 tra gli agenti patogeni.
Le misure di sicurezza si dovranno realizzare a seguito del procedimento di valutazione del rischio,
indicato sempre al menzionato Titolo X e si dovranno attuare in conformità ai disposti del Titolo I (del citato Decreto Legislativo)riferendosi a quanto riportato negli Art. 15 e 18.

La check list contenuta nelle Nuove Linee Guida è propedeutica all’elaborazione della valutazione del rischio
che andrà ad integrare quanto fino ad ora fatto in materia di prevenzione e monitoraggio contro la Legionellosi.

Per info contattaci.

12 settembre 2016

ISO 13009 Certificazione della gestione delle spiagge

Le spiagge sono influenzate da diversi usi e bisogni e sono soggette a una notevole pressione turistica stagionale. Particolarmente complessa è quindi la loro gestione, che richiede necessariamente un’attenzione simultanea nei confronti di diversi aspetti.
Gli operatori balneari, scegliendo di certificare la gestione delle spiagge secondo lo standard internazionale ISO 13009: 2015, dimostrano ai turisti e ai residenti una gestione sostenibile delle spiagge e il rispetto di determinati requisiti di qualità del servizio e delle strutture.

PRINCIPALI BENEFICI

Diversi sono i benefici che si possono ottenere grazie all’applicazione di questo standard per l’operatore balneare e per la comunità locale, dove il turismo rappresenta una delle principali attività economiche:

  • prestazione del servizio turistica migliore e soddisfazione dell’utente
  • rispetto della conformità normativa
  • mantenimento delle infrastrutture ad un elevato stato di efficienza
  • gestione dei rischi ambientali sociali ed economici
  • prevenzione degli incidenti e gestione delle emergenze
  • minor impatto sull’ambiente
  • fiducia da parte delle comunità locali
  • miglioramento continuo
  • contributo alla crescente consapevolezza pubblica verso la sostenibilità
  • miglioramento del tessuto economico e sociale delle località balneari nel loro complesso
  • crescita economica della regione

FASI E TEAM DEL SERVIZIO

Il certificato ISO 13009 ha la validità di 3 anni e si applica a tutte le organizzazioni pubbliche o private che erogano un servizio connesso alle spiagge.
A seguito della prima verifica di certificazione si effettuano per i 2 anni successivi una verifica annuale per il mantenimento della certificazione. Alla scadenza dei 3 anni si effettua il rinnovo per altri 3 anni.

Chi può richiedere la certificazione ISO 13009?
Gestori di stabilimenti balneari, resort, spiagge libere attrezzate, circoli, associazioni sportive.

Quali sono le macro aree principali su cui si focalizza la ISO 13009?

  • un’adeguata analisi dei rischi secondo la dimensione economica e sociale
  • la sicurezza e la gestione delle emergenze
  • la tutela dell’ambiente, la qualità dell’acqua e la gestione dei rifiuti
  • l’accessibilità
  • le infrastrutture fisse e mobili
  • le attrezzature
  • la segnaletica
  • il primo soccorso
  • la comunicazione e l’informazione
  • la pulizia
  • i servizi bar e ristorante
  • il monitoraggio e la valutazione
14 marzo 2015

Origine delle carni di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili

Dal 1 aprile 2015 è in vigore il Reg.Ce 1337/13

che fissa le modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo

e del Consiglio per quanto riguarda l’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza

delle carni fresche, refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili.

Riportiamo di seguito schema riassuntivo

Seq. Tipologia informazione da reperire sul certificato o sull’etichetta dell’industria In Etichetta
1 Paese Nascita* “Allevato in:”
2 Stato membro o paese terzo +  Bollo CE macello “Macellato in :”
3 N° Identificativo animale o lotto partita “Lotto”

*A) Suino:

— nel caso in cui l’animale abbattuto sia di età superiore a sei mesi, il nome dello Stato membro o del paese terzo in cui si è svolto l’ultimo periodo di allevamento di almeno quattro mesi;

— nel caso in cui l’animale abbattuto sia di età inferiore a sei mesi e con un peso a vivo di almeno 80 kg, il nome dello Stato membro o del paese terzo in cui si è svolto l’allevamento dopo che l’animale ha raggiunto i 30 kg;

— nel caso in cui l’animale abbattuto sia di età inferiore a sei mesi e con un peso a vivo inferiore a 80 kg, il nome dello Stato membro o del paese terzo in cui ha avuto luogo l’intero periodo di allevamento;

* B) Ovino, Caprino:

— il nome dello Stato membro o del paese terzo in cui si è svolto l’ultimo periodo di allevamento di almeno sei mesi, o, nel caso in cui l’animale abbattuto sia di età inferiore a sei mesi, dello Stato membro o del paese terzo in cui ha avuto luogo l’intero periodo di allevamento;

— Qualora il periodo di allevamento non sia stato raggiunto in nessuno degli Stati membri né dei paesi terzi in cui l’animale è stato allevato, l’indicazione “dello Stato membro o del paese terzo in cui si è svolto l’ultimo periodo di allevamento” è sostituita da «Allevato in: vari Stati membri dell’UE» o, nel caso in cui le carni o gli animali siano stati importati nell’Unione, da «Allevati in: vari paesi extra UE» o «Allevati in: vari paesi dell’UE e paesi extra UE».

Le indicazioni di cui sopra possono essere sostituite dall’indicazione «Origine: (nome dello Stato membro o del paese terzo)» se l’operatore del settore alimentare dimostra, con soddisfazione dell’autorità competente, che le carni sono state ottenute da animali nati, allevati e macellati in un unico Stato membro o paese terzo.

Deroga per carni provenienti da paesi terzi :

L’etichetta delle carni, importate per immissione sul mercato dell’Unione e per le quali le informazioni di cui sopra, non sono disponibili, deve contenere l’indicazione «Allevato in: non UE» e «Macellato in: (nome del paese terzo in cui l’animale è stato macellato)».

Deroghe per carni macinate e rifilature :

Per per quanto riguarda le carni macinate e le rifilature, possono essere utilizzate le seguenti indicazioni:

a) «Origine: UE», qualora le carni macinate o le rifilature siano prodotte esclusivamente con carni ottenute da animali nati, allevati e macellati in più Stati membri;

b) «Allevato e macellato in: UE», qualora le carni macinate o le rifilature siano prodotte esclusivamente con carni ottenute da animali allevati e macellati in più Stati membri;

c) «Allevato e macellato in: non UE», qualora le carni macinate o le rifilature siano prodotte esclusivamente con carni importate nell’Unione;

d) «Allevato in: non UE» e «Macellato in: UE» qualora le carni macinate o le rifilature siano prodotte esclusivamente con carni ottenute da animali importati nell’Unione come animali da macello e macellati in uno o più Stati membri;

e) «Allevato e macellato in: UE e non UE» qualora le carni macinate o le rifilature siano prodotte con:

i) carni ottenute da animali allevati e macellati in uno o più Stati membri e da carni importate nell’Unione; o

ii) carni ottenute da animali importati nell’Unione e macellati in uno o più Stati membri.

11 dicembre 2014

ETICHETTATURA REG.CE 1169/11

Dal 13 Dicembre 2014 è in vigore il nuovo Reg.Ue 1169/11 sull’etichettatura dei prodotti alimentari,che andrà a modificare le disposizioni esistenti che disciplinano l’etichettatura degli alimenti nell’Unione al fine di consentire al consumatore di adottare decisioni in piena conoscenza di causa e di utilizzare gli alimenti in modo sicuro, garantendo al tempo stesso la libera circolazione degli alimenti legalmente prodotti e commercializzati.Dal 13 dicembre 2016 troverà applicazione invece, per quanto riguarda le disposizioni sull’etichettatura nutrizionale.

La FOOD SAFETY CONSULTING svilupperà le tabelle nutrizionali in collaborazione con la Facoltà di Medicina Veterinaria dando la possibilità ai clienti che usufruiranno di questo servizio di utilizzare sulle proprie etichette la seguente denominazione:
PRODOTTO TESTATO DAL SETTORE DISCIPLINARE VET 04 DEL DIPARTIMENTO DI MEDICINA VETERINARIA ED PRODUZIONI ANIMALI DELL’UNIVERSITÀ “ FEDERICO II” DI NAPOLI. Per info: 0818790344-segreteria@foodsafetyconsulting.it

PRODUTTORI E COMMERCIO ALL’INGROSSO

Informazioni obbligatorie per i prodotti preconfezionati definiti dal Regolamento preimballati:

a) la denominazione dell’alimento;

b) l’elenco degli ingredienti;

c) qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico elencato nell’allegato II o derivato da una sostanza o un prodotto elencato in detto allegato che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o

nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata;

d) la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti;

e) la quantità netta dell’alimento;

f) il termine minimo di conservazione o la data di scadenza;

g) le condizioni particolari di conservazione e/o le condizioni d’impiego;

h) il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare Responsabile delle informazioni alimentari;

i) il paese d’origine o il luogo di provenienza ove previsto;

j) le istruzioni per l’uso, per i casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell’alimento;

k) per le bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo;

l) una dichiarazione nutrizionale;

m) sede stabilimento di produzione.(Obbligo reintroddotto per dall’Italia)

Per i produttori di alimenti preimballati le novità sono molteplici:

Dimensioni: le scritte dovranno avere dimensione minima di caratteri tipografici non inferiori a 1,2 mm, oppure 0,9 mm se le confezioni presentano una superficie inferiore a 80 cm2. Soltanto nel caso di packaging con superficie inferiore a 10 cm2, l’etichetta potrà riportare solo le informazioni principali.

Metodo di lavorazione: sarà obbligatorio indicarlo per alcuni prodotti, per esempio i decongelati.

Oli e grassi vegetali: sulla confezione non si potrà più scrivere genericamente ‘olio vegetale’ o ‘grasso vegetale’, ma si dovrà precisare, per esempio, ‘olio di girasole’ o ‘grasso vegetale di palma’.

Allergeni: obbligo in etichetta degli eventuali ingredienti che potrebbero comportare un rischio allergenico. Andrà quindi messa in chiaro, con caratteri in grassetto e con un colore diverso per renderli più evidenti, la presenza di ingredienti come il glutine, a tutela dei celiaci, e di allergeni comuni come la frutta in guscio, le arachidi e il sesamo, il pesce e i molluschi e i crostacei, il latte, la soia, il sedano, l’anidride solforosa, i lupini o la senape. Questi obblighi sono validi anche per i cibi non imballati, per esempio quelli venduti nei ristoranti o nelle mense;

Data di scadenza: dovrà essere riportata oltre che sulle scatole anche sull’incarto interno del cibo se confezionati singolarmente.

Valori nutrizionali: sarà facoltativo indicarli fino al 13 dicembre 2016, poi diventerà obbligatorio dare informazioni sul contenuto energetico e sulle percentuali di grassi acidi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale, espresse per 100 g o per 100 ml di prodotto e volendo anche in porzioni.

Prodotti ittici e carni: per il pesce dovranno essere indicate le tecniche di cattura. Mentre da aprile 2015 dovrà figurare sulla confezione il luogo di allevamento e macellazione anche per le carni suine, ovine, caprine e il pollame (al momento tale obbligo è in vigore solo per la carne bovina);

Immagini: aspetto, descrizione e presentazione grafica dovranno essere più comprensibili per non confondere il consumatore.

Inoltre, tutte le etichette dovranno riportare come già accade: denominazione dell’alimento, elenco degli ingredienti e relativa quantità, quantità netta, scadenza e termini di conservazione, nome o ragione sociale dell’operatore o importatore che commercializza il bene, paese d’origine (ove previsto), istruzioni per l’uso (per i casi in cui la loro omissione dovesse rendere difficile un uso adeguato dell’alimento) e volume alcolometrico, solo per bevande contenenti più dell’1,2% di alcool.

VENDITA AL DETTAGLIO ED ESERCIZI DI SOMMINISTRAZIONE ALIMENTI E BEVANDE

Ove gli alimenti siano offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività senza preimballaggio oppure siano imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta,

è obbligatoria la fornitura delle indicazioni di cui all’articolo 9, paragrafo 1, lettera:

c)qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico elencato nell’allegato II o derivato da una sostanza o un prodotto elencato in detto allegato che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o

nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata.

In pratica, quindi, che cosa cambia per i prodotti confezionati venduti al supermercato? In effetti poco, dal momento che l’obbligo di indicare sostanze allergeniche, per esempio, esiste già da anni. È stato introdotto da una legge del 2006 (il decreto legislativo 114), che a sua volta ha recepito la direttiva Ue 2000/13/CE. Quello che cambia è il modo in cui la presenza degli allergeni dovrà essere segnalata (e vale anche per i prodotti sfusi), che dovrà essere molto più evidente «attraverso un tipo di carattere chiaramente distinto dagli altri ingredienti elencati, per esempio per dimensioni, stile o colore di sfondo». Stesso discorso anche per i valori nutrizionali, già presenti sul packaging di quasi tutti i prodotti.

Cosa cambia nel menù dei ristoranti

Diverso, invece, il caso della ristorazione. Dal momento che le disposizioni sugli allergeni riguardano sia gli alimenti pre-imballati sia quelli sfusi, l’indicazione della loro presenza dovrà essere segnalata anche per i piatti del menu di ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie, mense, ospedali, bancarelle di fiere, persino compagnie aeree e ferroviarie se la tratta inizia in un paese Ue

19 luglio 2012

Formazione On – Line

La Food Safety Consulting snc, in collaborazione con Slab Italia srl società di Formazione con sede a Roma, eroga servizi formativi in materia di Formazione in modalità FAD con contenuti scientifici e materiale didattico a cura di esperti Medici Veterinari e Tecnologi Alimentari, rilasciando attestazioni per Addetti Alimentaristi e Responsabili d’Azienda Alimentare in conformità al Reg. CE 852/04, alla DGRL 825/2009 (come modificata dall’Ordinanza 900/2010 del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sezione Terza Quater) ed alla DGRL n. 3 del 14/01/2011 valide su tutto il territorio CEE.

In base alla sentenza TAR Campania 209/2012 tali corsi sono pienamente riconosciuti dalle ASL della Regione Campania.

Il Libretto sanitario è stato abolito ormai da molti anni e al suo posto la legge ha previsto l’obbligo di formazione sia per gli addetti che non manipolano o manipolano alimenti sia per il responsabile dell’industria alimentare.
Infatti il corso di formazione per alimentaristi viene anche detto “corso ex libretto sanitario” proprio perché l’ottenimento dell’attestato consente di poter lavorare presso bar, ristoranti, alberghi e presso tutte le strutture dove il lavoratore deve essere a contatto con gli alimenti. La Food Safety Consulting snc offre la possibilità di poter frequentare direttamente online, da casa o da lavoro, in ogni momento della giornata, i corsi di formazione e aggiornamento per addetti all’industria alimentare.
Registrazione, frequenza, assistenza online: è tutto gratuito.
Il pagamento viene effettuato soltanto se si supera il test finale, per ricevere direttamente presso il proprio domicilio l’attestato valido a tutti gli effetti di legge.
Qualora il test finale abbia esito negativo sarà sempre possibile riprovare senza pagare nulla e avvalendosi dell’aiuto di un tutor online.
Il costo dei corsi è pari a 35 euro + iva.
Le Regioni interessate sono: Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto,Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia,Basilicata,Calabria, Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta.